Prova Alfa Romeo Mito Veloce: nomen omen

Alfa Romeo Mito Veloce e Teoria della Relatività…cosa avranno mai in comune?
Secondo una sfumatura della Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein, “il correre del tempo in montagna è più veloce”. Se ci sono due gemelli e uno cresce in montagna e l’altro al mare, il primo, sarà più vecchio del secondo (di poco).
Non sono Albert Einstein, per fortuna, ma mi sono detto: se applicassi la Teoria della Relatività alla Mito Veloce provandola in montagna….il tempo passerebbe molto più “Veloce”?

L’Alfa Romeo Mito è il modello più datato della gamma Alfa Romeo, ma una serie di continui aggiornamenti estetici e tecnologici l’hanno resa al passo coi tempi, facendone un’utilitaria che in questa versione Veloce ha ancora tanto da dire e mostrare.

Motore 1.4 Turbo Multiair da 170 cv, cambio automatico doppia frizione TCT, impianto frenante Brembo e differenziale elettronico Q2, abbinati agli optional “giusti” del modello in prova, ne fanno una delle piccole hot hatch che fanno più sorridere alla guida e voltare diversi passanti.
Esterni
Con il restyling di fine 2016, l’Alfa Romeo Mito, non ha stravolto una linea ancora molto attuale e che tutti conoscono, visto è sul mercato dal 2008 ed è ancora molto apprezzata da una clientela under 30. Le sue linee molto arrotondate con i fari e il profilo laterale a goccia sono rimaste intatte. A cambiare è stato qualche dettaglio, non secondario, che l’ha resa ancora più coerente col nuovo corso stilistico Alfa Romeo introdotto con la Giulia (qui la prima parte del mio long test).
La calandra della Mito, il classico scudetto Alfa, è ora di dimensioni maggiori, e ha un design più aggressivo, perdendo le cromature orizzontali e guadagnando un bordo a “V” che in questo caso è di color Carbon Grey, insieme al nuovo stemma Alfa Romeo e a una griglia a nido d’ape, che ritroviamo anche nella parte bassa del paraurti, rivisto nella forma, e che ospita alle estremità i nuovi fendinebbia.

Nessuna modifica ai fari purtroppo, che hanno una bellissima carenatura in simil carbonio, ma che restano però di tipo alogeno con lenticolare, così come le luci di posizione. I fari allo xeno non sono disponibili nemmeno come optional. Ne risentono la personalità della vettura – che ne ha già tanta di suo – e l’illuminazione notturna, non da primato.
L’Alfa Romeo Mito model year 2017 è cambiata anche nel disegno dei cerchi in lega. Sulla Veloce, di serie troviamo i bei cerchi con disegno a 5 fori bruniti, da 17″, mentre la vettura in  prova montava lo stesso disegno, ma color antracite lucido, e con gommatura 215/40 R18. Costano 650 euro, ma fanno un figurone abbinati alla vernice metallizzata Blu Tornado, anche questa optional al prezzo di 600 euro.
Il cambiamento al posteriore riguarda solo l’estrattore in plastica nera che ospita il retronebbia, le luci di retromarcia e i doppi scarichi.
L’Alfa Mito così configurata è senza subbio una delle piccole sportive più personali e attraenti attualmente sul mercato.
Interni
Se all’esterno l’Alfa Romeo Mito non dimostra affatto la sua “età”, negli interni il progetto non nuovissimo si nota. Soprattutto per la forma della plancia piuttosto massiccia e invadente, per il design delle bocchette d’areazione un po’ datato e per i comandi del clima-bizona – che va benissimo ed è un optional da 500€ – ma che sono posizionati troppo in basso.
Fin dalla prima apertura della porta c’è però una cosa che salta subito all’occhio e merita un capitolo a sé dedicato: la Mito Veloce in prova aveva i sedili sportivi Sabelt (ex controllata Brembo). Un optional da 2.500 euro.
Si tratta di sedili monoguscio, in tessuto tecnico, con rivestimento centrale in Alcantara, cuciture rosse, logo Alfa Romeo sul poggiatesta e parte posteriore in carbonio. Il loro acquisto include il rivestimento della plancia e del cruscotto in morbido Carbon look, che troviamo anche sulle porte.
Confesso che durante i primi giorni di test ho trovato i sedili molto rigidi, soprattutto nella parte alta, anche piuttosto scomodi nei viaggi superiori ai 15 km, tanto che mi sono ritrovato a pensare che insieme ai 2.500 euro per il loro acquisto ne vanno messi in conto altrettanti per i giri, veloci, dall’osteopata.
Dopo 800 km percorsi globalmente con la Mito Veloce però il mio pensiero iniziale è cambiato. La durezza e lo scarso comfort avvertiti inizialmente sono diventati un lontano ricordo negli ultimi giorni. Questi sedili, che praticamente sono da pista, appagano la vista e sono super contenitivi grazie ai fianchetti molto pronunciati, fantastici nella guida sportiva sui passi alpini.
Fanno rinunciare un po’ alla praticità, non essendo regolabili in altezza – chi è alto più di 180 cm, come me si troverà sempre un filo troppo in altro rispetto a come vorrebbe – e non avendo la memoria della posizione quando vengono inclinati per far salire qualcuno nei posti posteriori che sono larghi, molto comodi e rivestiti in Alcantara.

Il resto degli interni di questa Alfa Romeo Mito Veloce è come quello delle versioni meno sportive. Cruscotto con quattro strumenti chiaro e dalla grafica semplice, computer di bordo monocromatico ricco di informazioni – fin troppe – e sistema U Connect, di serie (radio, media con USB e Aux-in, Settings, collegamento bluetooth e applicazioni) in uno schermo, piccolo, di 5″, e poco definito, ma con un utilizzo molto fluido.

Per la navigazione con Tom-Tom & Live Traffic occorrono altri 500 euro, 200 euro per la radio DAB e i comandi vocali, e 50 euro per il servizio U Connect Live.
Soldi ben spesi secondo me perché il navigatore funziona davvero bene (meglio di sistemi premium ben più costosi) e con l’app U connect avrete il telefono collegato alla vettura tramite una sim integrata, che vi permetterà di visualizzare autonomia residua, quantità di carburante, prossimo tagliando ecc.
Il baule dell’Alfa Mito è più ampio di quel ci si potrebbe aspettare: 270 litri, con la soglia di carico molto alta e un gradino col fondo di oltre 20 cm.
La Mito Veloce in prova aveva anche il Bose Sound System, optional da 500 euro, con una potenza che va oltre i 500 watt distribuiti sulle casse principali, su un subwoofer a 8 canali (al posto della ruota di scorta) e uno speaker aggiuntivo posizionato alla sommità della plancia.
Devo ammettere che in genere non sono un fan degli impianti audio optional, che per essere correttamente apprezzati meritano file audio di alta qualità che solo melomani hanno, ma questo si fa apprezzare anche con la radio standard.
Il sound che mi interessa raccontarvi della Mito Veloce però è quello alla guida. Pur essendo un progetto risalente al 2008, questa Alfa Mito, si merita questo appellativo e l’ingresso nella famiglia de “La Meccanica delle Emozioni” e prova la Teoria della Relatività di Einstein?
Guida
L’ho detto nel titolo ed è inutile girarci intorno. Nel caso della Mito, il nuovo allestimento Veloce, che c’è anche su Giulietta e Giulia, è un nomen omen.
Sulla nuova Alfa Romeo Mito è andato a sostituire la Quadrifoglio; una scelta meno iconica per alcuni, ma azzeccata secondo me dal punto di vista del marketing. Veloce è il nuovo allestimento di Alfa Romeo con caratterizzazione estetica più sportiva e con motori più potenti, senza arrivare alle versioni Quadrifoglio che rappresentano il massimo in termini di prestazioni e costi.
La Mito Veloce è quindi veloce per davvero. Merito del motore Multiair che è un piccolo gioiellino, non tanto nella potenza di 170 cavalli – inferiore rispetto alle concorrenti dirette – ma nella sua erogazione. I 250 nm di coppia a 2500 giri si sentono tutti e spingono in avanti la Mito come un piccolo razzo, anche se l’acceleratore non ha il kick down.
L’ho provata per un migliaio di chilometri, sia nel tragitto casa lavoro, circa 30 km al giorno su misto di statale e città, sia in autostrada che su un passo alpino dove sono state scattate le foto.

In città e nel misto l’Alfa Romeo Mito Veloce si dimostra una cittadina dinamica e scattante, da utilizzare sempre in modalità Normal secondo me. L’assetto è rigido e complici i sedili e la gommatura con spalla 40mm, sulle prime l’auto appare secca e rigida sulle asperità, ma ci si fa presto l’abitudine.
Ciò che mi ha stupito e non mi sarei aspettato, è la visibilità, sempre molto buona, con un montante anteriore che non infastidisce mai e degli specchietti retrovisori che sono enormi e aiutano tantissimo in manovra, tanto che rendono quasi superflui i sensori di parcheggio.

Il cambio automatico TCT a sei marce della Mito funziona bene nel traffico scorrevole. Asseconda la verve del motore, sale di marcia rapidamente e scala in modo corretto quando richiesto. 
Ha dimostrato però qualche limite nel traffico più intenso e negli stop&go. Sui dossi cittadini – che odio – spesso la scalata della marcia avviene quando si sta per scendere dal dosso, invece che quando si sta per salire. Il cambio scala due marce e dà un “colpo” poco piacevole. La stessa indecisione l’ho ritrovata nelle rotonde. Quando si rallenta per verificare se c’è qualche veicolo a cui dare la precedenza e si decide di accelerare, il cambio scala durante la rotonda. Non viene pregiudicata in alcun modo la sicurezza, ma è semplicemente poco piacevole.
I consumi nel misto, e con un pedale leggero oscillano tra i 12.5 e 13 Km/lt. 
Le strade della Mito Veloce, sono le curve, un po’ come accade per la Giulia. Per conquistarti definitivamente va portata qui. E allora mi sono ritagliato un giorno per portarla su un passo alpino vicino casa, a Bergamo. 
Un bel passo impegnativo che collega Bergamo alla Valtellina. 13 tornanti che ti portano a due mila metri, sempre poco trafficato durante la settimana.
Qui la Mito Veloce, sia in modalità Dynamic che Normal, dimostra che #LaMeccanicaDelleEmozioni si trova anche sulla piccola di casa.
Veloce, con un sound allo scarico sempre pieno coinvolgente, e con una tenuta di strada senza la minima sbavatura che riesce quasi a far dimenticare di trovarsi su una trazione anteriore.
Qui il merito è del differenziale elettronico Q2, che entra in funzione quando si seleziona la modalità Dynamic del DNA (ma va detto che anche in Normal la tenuta è di alto livello).
Il sottosterzo è quasi del tutto inesistente. La Mito Veloce invoglia a correre e dà sicurezza. Non mette mai in difficoltà e nella peggiore delle ipotesi alleggerisce, poco, il posteriore.
In Dynamic secondo me il cambio automatico tira troppo le marce verso il limitatore, passando dal sound bello e corposo, a uno non troppo sportivo. Per questo l’utilizzo migliore tra le curve, è quello con i paddles, piccoli ma solidali col volante, che regalano una cambiata rapida anche in scalata, dove invece il TCT è un po’ lento.
In questo caso i consumi si alzano ed è praticamente impossibile stare sopra i 9 km/lt, ma è il prezzo da pagare per guidare con un sorriso enorme stampato in faccia.
L’unica pecca, secondo me imputabile all’esemplare in prova, riguarda i freni Brembo, con pinza monoblocco rossa a quattro pistoni. La frenata non è sempre pronta e “veloce” come si vorrebbe e il pedale dalla corsa piuttosto lunga, rende il tutto poco dosabile. Da una Mito Veloce con queste caratteristiche mi sarei aspettato di più.
L’Alfa Romeo Mito Veloce mi ha inaspettatamente sorpreso. E’ Veloce – nomen omen – bellissima da vedere e da guidare. Per diversi giorni sono arrivato al lavoro più di buon umore del solito complice il sound che anche all’accensione fa subito capire che non si è al volante di una cittadina qualsiasi.
Il prezzo della Mito Veloce parte da 24.800 euro. In questa configurazione si sfondano di poco i 30.000 euro di listino.
Non è un’auto per tutti. Nonostante il prezzo onesto, sopratutto quello degli optional, è indicata per chi vuole provare la meccanica delle emozioni e percorre pochi chilometri al giorno, senza sentire la necessità di tutti quegli ausili alla sicurezza come radar anticollisione e Acc di cui le concorrenti più recenti sono dotate.

E sì. L’Alfa Mito Veloce ha confermato la Teoria della Relatività di Einstein. In montagna il tempo con lei, passa fin troppo velocemente!

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Ph: Luca Santarelli

 

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