L’influencer: “sono vittima di stalking e non mi sento tutelato. In Italia non ci sono strutture che supportano ragazzi”

Luca è un noto influencer del mondo dei motori. Uno di quelli che provano auto, prendono spesso aerei e si mettono al volante per raccontarci come vanno le macchine che poi compreremo. La professione che molti dei nostri figli sognano. Si chiama Influencer Marketing, anche se lui tiene a precisare che non tutto è pagato e sceglie attentamente e personalmente cosa fare e cosa no. Ho conosciuto Luca a un evento di moda e mi ha colpito subito il suo essere un ragazzo alla mano, con un sorriso smagliante, un’ironia affilata e pungente, ma sempre educata e brillante. Mi sono fatta raccontare esattamente cosa fa. Ha ventinove anni e mi ha raccontato come si sia creato da solo questa posizione partendo facendo l’operaio per pagarsi l’università.

Di lui mi hanno colpita il brillare dei suoi verdi occhi e la sua enfasi nel raccontare ogni sogno realizzato che aveva sin da bambino. Fino a un certo punto. Quando gli è vibrato uno dei suoi tre telefoni. Si è bloccato; ha guardato la notifica; lo sguardo gli si è velato e quella magia e incantesimo che mi stava raccontando si sono spezzati.
L’intervista, dopo quel momento, ha ripreso e verrà pubblicata nei prossimi numeri.
Con Luca c’è stato un secondo incontro. Chiesto da me. Perché “dietro le quinte” mi ha raccontato altro e insieme abbiamo deciso di farlo venire a galla per la prima volta.

Luca tiene a precisare che non vuole pubblicità e nemmeno compassione. Non pubblicherò il suo cognome e nemmeno il suo nick Instagram per ora. Ha deciso di parlare per sollevare un problema, molto delicato “con la speranza che qualcosa possa cambiare”.

Torniamo a quella sera nella quale ci siamo conosciuti. Questa volta siamo soli, in un bar di Milano a fine Luglio. Luca l’influencer indossa un cappellino e un paio di occhiali e quando chiedo con quale bolide è arrivato questa volta, glissa. Da buon nordico è molto diretto e freddo nelle risposte.

Cosa è successo quando ci siamo conosciuti Luca?
“Ho ricevuto una mail anonima nella quale ricevevo minacce e appuntamenti ai quali mi dovrei presentare pena l’accadimento di alcune cose. Ormai ci ho fatto l’abitudine; capita da dicembre, regolarmente”.

– Cosa intendi per “e-mail anonima”, non conosci chi è la persona che le manda?
Non conosco nemmeno il mittente. Chi fa questo utilizza un programma che genera ogni volta un indirizzo mail differente composto da lettere e numeri. L’account si autoelimina in poche ore e ovviamente non sono mai firmate”.

– Pensi sia qualche tuo follower?
“Non so se sia un follower o qualcuno che conosco di persona. Di sicuro è qualcuno che segue costantemente quello che faccio, se pubblico prove o faccio interventi in radio. Sa anche quale auto ho in prova in quel momento, tanto che ho trovato delle lettere, sempre anonime sulla macchina”.

– Che rapporto hai con i tuoi follower?
“Ottimo. Rispondo sempre io a tutti; a critiche, complimenti e richieste di consigli; avessi le provvigioni sulle auto che consiglio di acquistare probabilmente non sarei qui – sorride. Ammetto di essere una frana coi nomi, me li ricordo per le auto che guidano! Qualcuno va oltre chiedendomi di uscire o facendo commenti a livello sessuale, ma ovviamente non hanno seguito. Sono gelosissimo del mio privato”.

– E’ frequente la ricezione di queste e-mail?
“Da dicembre sono circa cinquanta mail, circa due o tre a settimana. Col tempo non sono arrivate solo a me ma anche a persone vicine a me. Sono stati creati anche profili/pagine “Luca ****** Die” o “La verità su Luca ******”. In quest’ultima il testo era molto pesante e si facevano espliciti riferimenti alla mia sfera personale. Si scriveva che sarei omosessuale, che obbligherei le persone a credere di esserlo, che abuso di farmaci, che non sono un professionista del settore e altre cose.”

E sono vere?
“Il fatto che le cattiverie riportate in quelle pagine mi abbiano ferito moltissimo non vuol dire siano vere. Lavorando coi social so benissimo che chi chiunque legga, possa interpretare ciò che c’è scritto in modo diverso. Non penso che la mia vita privata sia rilevante. Non lo è se mi piacciono donne o uomini; se preferisco il vino bianco o rosso; se sono fidanzato o meno; se amo il mare o la montagna; se prendo o non prendo farmaci. Non c’entra col mio lavoro e non dovrebbe c’entrare con quello di nessuno. Il che non vuol dire io sia omosessuale; nemmeno che prenda farmaci, come gran parte delle persone quando hanno problemi di salute. La mia vita fuori dai social non credo sia importante e influente sulla mia credibilità e sul mio giudizio su un’auto o moto. Ho fatto di una grandissima passione un lavoro, che molti sognano o forse invidiano. Sono un ragazzo normalissimo, chi mi conosce lo sa.”

Pensi lo stalking nel tuo caso sia dato dall’invidia?
“No.”

– Ti sei rivolto alla Polizia?
“Ho sporto una querela contro ignoti ai Carabinieri”.

– E?
“Ringrazierò sempre i Carabinieri per la loro disponibilità e vicinanza. Non me la sarei aspettata”.

– Sono state fatte indagini?
“Purtroppo non lo posso sapere e non posso dire. Non dipende dai Carabinieri, ma dal PM che ha in carico il fascicolo. Al momento, purtroppo, non posso affermare che la situazione sia cambiata”.

– Ti senti tutelato?
“Assolutamente no. Mi sento solo e scarsamente tutelato dalle autorità dalle quali mi sarei aspettato di più, pur conoscendo la mole di lavoro e la quantità querele per stalking che capitano quotidianamente. Non voglio assolutamente avere precedenze rispetto a casi più gravi, ma nemmeno che la cosa venga presa sotto gamba”.

– Ti sei rivolto a Centri Specializzati per Vittime di Stalking?
“Questo è il motivo per cui ho accettato di parlarne per la prima volta con qualcuno che non siano le pochissime persone al corrente. In Italia, in Lombardia, non esistono centri che accettano ragazzi vittime di stalking. Ci sono molti centri, ma accettano solo donne. In una società che predica l’uguaglianza, lo trovo ridicolo e discriminatorio. C’è un Centro a Milano dove mi hanno accolto e dato indicazioni dopo ricerche online, telefonate infinite e cornette sbattute in faccia. Il personale è poco, le richieste moltissime, praticamente solo da donne, e di conseguenza le attese molto lunghe. Si pensa che le vittime di stalking siano solo donne, ma non è così, anche se mi auguro di essere il solo”.

– Perché te lo auguri?
“Perché penso che la parola stalking sia ormai molto abusata, usata impropriamente e con leggerezza. Non auguro a nessuno di vivere quello che sto vivendo io”.

– Come ti senti?
“E’ una cosa che pian piano ti logora dentro. Ti senti quasi in colpa a parlarne. Molte persone non capiscono e non hanno la sensibilità per capire. Lo stalking è quella cosa che sentono al tiggì per cui qualche donna viene aggredita o ammazzata. Se ne parli, spesso, e per di più sei un uomo, ti fanno passare per il debole-vittima. E quindi ti isoli sempre di più e pensi e ripensi a chi possa essere, mentre lui/lei/loro giocano con te come al gatto col topo.
Col tempo finisci pure a farci l’abitudine. Non ti accorgi nemmeno degli attacchi di panico che ti vengono”.

-Come ha influito sul tuo modo di lavorare?
“Ho cambiato abitudini. Modo di lavorare. Per fortuna negli ultimi mesi sono stato poco a casa nella città dove vivo. Ho rifiutato molti inviti a eventi pubblici quest’estate e cercato di essere il meno esposto possibile, perdendo lavori e sopratutto serenità ovviamente. Ho ristretto i filtri spam e alcune importanti mail come l’invito a un Gran Premio di F1 mi sono finite proprio in quella cartella. Ho rischiato di perderlo”.

– Hai paura di aggressioni fisiche?
Luca sorride sconsolato – “Non lo so. Dopo tutti questi mesi non so più cosa pensare. Per assurdo vorrei che il mio stalker o i miei stalker si palesassero. Le Forze dell’Ordine possono agire in modo diverso davanti a un’aggressione fisica. In questo caso è “solo” violenza psicologica”.

– Come è cambiato il tuo rapporto con i follower?
“Non è cambiato molto, ma per me che ne faccio quasi una professione è diventato tutto più complicato. Non parlavo di vita privata prima e ancora meno lo faccio ora. Ho imparato a recitare ed andare in scena nelle Stories dimenticando quello che mi sta succedendo e accentuando di molto la mia dose di ironia. Sdramattizzare sulle cose brutte che la vita ti riserva è un bel modo, almeno per me, per stare a galla. Ho giustificato le mie assenze da eventi nella mia città con i viaggi che mi hanno portato all’estero – fortunatamente sono stati mesi intensi – e ho più timore nel rispondere ai messaggi sui social. Mi chiedo molto più di prima chi ci sia dall’altra parte. Ho ridotto a zero gli incontri di persona con chi mi segue e sa in che città vivo, oltre a evitare di uscire in luoghi affollati dove penso potrei essere troppo esposto o dove ci potrebbe essere chi sta facendo questo”.

– Quindi hai un’idea su chi sia?
“Al momento no, purtroppo. Confido nelle indagini”.

– Cosa ti auguri?
“Tolto quello che auguro a me, soprattutto, spero che qualcuno prenda in considerazione i ragazzi vittime di stalking. Il non sentirsi tutelati è la cosa che più fa male, tra le tante cose di cui non posso parlare al momento. Mi ritengo fortunato perché ho la possibilità di permettermi degli avvocati ed essere spesso lontano da casa. Penso ai ragazzi o uomini che non possono avere questo e si sentono soli. Mi auguro che qualcuno li prenda in considerazione e la politica dei Centri Stalking cambi e capisca che lo stalking non fa differenze di genere”.

– Cosa diresti al tuo/tuoi stalker?
“Perché?” E’ la domanda che più mi gira nella testa. “Mi auguro che qualcuno ti/vi possa aiutare sul serio. E ora torno a guidare e sorridere. Non te la darò vinta!”.

L’intervista con Luca è finita con un racconto su come ha fatto a diventare influencer e sui suoi prossimi progetti. Il velo di tristezza è scomparso dal suo sguardo e i suoi bellissimi occhi verdi hanno ripreso a brillare di entusiasmo e voglia di fare, che raremente mi capitano di incontare nei giovani che intervisto spesso. Con Luca e la sua storia – quasi una fiaba – ci rivediamo non appena il suo incubo verrà spazzato via e potrà uscire allo scoperto.

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Il Luca in questa intervista, pubblicata su un noto magazine italiano sono io. Sono stato molto indeciso fino all’ultimo secondo se farla o meno. E ancora di più è stato difficile decidere se condividerla con voi.
Ci ho pensato molto. Ho deciso di farlo. Non voglio solidarietà. Non voglio pubblicità, infatti ho chiesto che il mio nome, nick Instagram e blog non uscissero mai su quel magazine così importante.

A distanza di più di un mese ci ho pensato molto e sono arrivato a una conclusione: a Voi lo devo. Perché senza di voi non sarei “Luca l’influencer”.

Così finalmente troveranno spiegazione certi miei post malinconici e le mie prove non sempre puntuali.

Ferie finite. Con questo post chiudo un anno duro e riparto con l’acceleratore a tavoletta e a testa bassa. Ho un problema da risolvere, ma ho anche molta ironia in più, un’auto nuova da cercare, tanta energia e super esperienze che mi attendono!

@Luca_thecarguy

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