VOLVO E.V.A.: 44 mila dati di incidenti condivisi per auto più sicure

Se vi chiedessi quale valore associate al brand Volvo? Secondo un sondaggio sulle mie Instagram Stories oltre il 98% ha risposto “Sicurezza”. E non posso darvi torto.
Come vi ho più volte raccontato durante i primi contatti con i nuovi modelli, Volvo, ogni volta implementa nuovi sistemi sicurezza e oggi, nel 2019, lancia un nuovo progetto, E.V.A., che fa parte della VISION 2020, che punta ad azzerare le morti e ridurre le lesioni gravi, in caso di incidente, su una Volvo.

Una Vision ovviamente molto ambiziosa, che difficilmente verrà raggiunta, ma che si arricchisce oggi di un nuovo tassello, per non rendere sicure solo le Volvo, ma anche le auto di tutti gli altri costruttori. Con E.V.A., acronimo alquanto importante.

Come ho raccontato sul Corriere Motori (qui il link) Volvo sessant’anni fa inventò le cinture di sicurezza a tre punti, ma lasciò il brevetto open a tutte le case automobilistiche, perché Volvo mette le persone sempre al primo posto nella progettazione delle auto: filosofia Human Centric.
Oggi, sessant’anni dopo e con oltre un milione di vite salvate grazie alle cinture di sicurezza, Volvo rende disponibili a tutti i dati di oltre 44.000 incidenti, con 72.000 persone coinvolte, raccolti in 40 anni dal Volvo Accident Research Team.

La Volvo Senior Technical Specialist, Lotta Jakobson ha raccontato come “avendo raccolto dati da incidenti reali per tantissimo tempo, abbiamo potuto identificare quali traumi si verificano in diversi incidenti a uomini, donne e bambini”.
In Volvo si sono quindi resi conto che i crash test venivano, e da molte case ancora vengono, fatti usando manichini che riproducono le fattezze di un maschio “medio”.
Tuttavia per corporatura, peso, altezza, sesso, tutti reagiamo in maniera differente a un impatto e Volvo, già dal 1995, ha iniziato a usare anche manichini di fattezze femminili.

Oggi, con l’aiuto della tecnologia, alcuni di questi crash-test vengono fatti con manichini virtuali, e infatti E.V.A. viene presentatta come un’ologramma con proporzioni variabili.
Volvo negli anni ha usato questi studi per rendere le sue auto sempre più sicure per tutti. Ad esempio, nel caso del colpo di frusta, le donne sono molto più esposte in caso di incidente, rispetto a un uomo. Su una Volvo, grazie alla forma specifica dei poggiatesta studiati appositamente con design volutamente robusto e intelligente, non c’è differenza tra uomo e donna nel rischio del colpo di frusta.

Con il Progetto E.V.A., acronimo di Equal Vehicle For All, Volvo rende disponibile a tutti 100 pubblicazioni scientifiche, raccolte in questi 40 anni con l’obiettivo di rendere la sicurezza un concetto sempre più condiviso e avere auto ugualmente sicure per tutte le tipologie di occupanti.
Esattamente come successe con le cinture di sicurezza, la tecnologia salvavita più efficace della storia dell’auto.

Tra l’altro, durante la conferenza sulla sicurezza al Volvo Studio di  Milano dove è stata presentata E.V.A., Simonetta Lo Brutto, Primo Dirigente della Polizia di Stato, ha illustrato alcune importanti statistiche relative al 2018.
Su quasi 2 milioni di infrazioni rilevate, ben 100.000 sono relative al mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. Un malcostume che va riducendosi nel corso degli anni, ma che contribuirà a non centrare gli obiettivi del Libro Bianco sulla sicurezza Europeo, che prevedeva di dimezzare i morti in incidenti nell’arco di dieci anni.
In Italia, inoltre, ogni anno accadono 2.000.000 di incidenti, 560.000 dei quali con feriti, con maggiore gravità concentrata nel sud Italia.

L’auto e la sensibilizzazione alla conoscenza dei dispositivi di sicurezza, devono diventare il primo passo concreto per far sì che la sicurezza diventi un valore di responsabilità sociale, come avviene in Svezia, e non una scocciatura.
In quest’ottica Volvo ha annunciato tre novità che verranno introdotte da maggio 2020 e sui model year 2021 di tutti i suoi modelli (salvo rare eccezioni…performanti):

“Speed cap”. Il limite di velocità massima raggiungibile da un veicolo fissato a 180 km/h. Una misura controversa per cui ho ricevuto decine di messaggi su Instagram. Va però riconosciuto che l’errore umano, rimane alla base degli incidenti, spesso per limiti di velocità non rispettati. In realtà è una provocazione, che però fa molto riflettere. Su quali strade possiamo raggiungere questa velocità? Io personalmente non raggiungo mai velocità simili su strada aperta, quindi effettivamente, a parità di prestazioni, non lo vedo come un limite;
Inoltre le Volvo saranno in grado di riconoscere se si stanno attraversando luoghi “sensibili” come scuole o ospedali e abbassare ulteriormente il limite;


Care Key: una chiave per condividere l’auto con amici, parenti o anche figli, attraverso la quale potremo impostare una velocità massima raggiungibile. Pensate ai neopatentati e all’assurda norma che impone la guida di veicoli con un rapporto peso potenza basso;
Infine, un sistema di monitoraggio attraverso videocamere interne della guida;

Il dibattito è aperto, ma un dato è certo. L’errore umano è alla base degli incidenti oggi. La tecnologia oggi più che mai è un’arma a doppio taglio. Da un alto distrae con l’uso di smartphone alla guida, dall’altro può intervenire al posto di noi umani.
Alla base di tutto c’è comunque la volontà di rendere la guida più sicura, per tutti.

Vi lascio in fondo il link con la mia storia da Millenials sulle cinture di sicurezza. Una storia da conoscere, anche perché se sono state inventate nel 1959, in Italia sono state rese obbligatorie solo nel 1988! Per me, da Millenials che nel 1988 non era ancora nato, salire in auto, allacciare la cintura e partire è una cosa normalissima. Così come, e lo dico sempre, lo è avere sull’auto il radar che rileva ostacoli, frena se necessario, e soprattutto il cruise control adattivo.


Non ho mai raccontato quello che mi è successo l’anno scorso pubblicamente, ma lo faccio ora. Esattamente un anno fa ho attraversato un periodo personale molto difficile. Una notte, mentre rientravo, un furgone mi è venuto addosso senza fermarsi. Ho perso il controllo della vettura e sono finito contro un guardrail. Non scendo nei dettagli perché non amo parlare troppo della mia privata e non è facile, ma per fortuna, ho, un’auto su cui avevo messo tutti i dispositivi di sicurezza optional disponibili che hanno rilevato l’imminente impatto e hanno preparato cinture, airbag, freni, avviato chiamata d’emergenza, chiuso il tetto apribile ecc….limitando in parte i danni, contro i quali combatto ancora oggi.

E poi E.V.A. mi ha dato un bacio, quindi mi ha conquistato. Scherzi a parte. Penso che questa decisione di Volvo di rendere disponibile a tutti un’immensa biblioteca digitale sulla sicurezza, sia davvero un bel passo, che mette progresso sociale, davanti al vantaggio economico e competitivo.
Lo scrivo in ogni mia prova, ora più che mai, scegliete sempre tutti i sistemi di sicurezza disponibili. Nel mio caso posso dirlo: salvano la vita.

Suggerirei a Volvo un’altra tavola rotonda sui giovani e la sicurezza, oltre a quella dedicata alle donne. Sarei curioso di scoprire come i millenials percepiscono la sicurezza alla “Volvo maniera”, ma anche in generale.

Ditemi la vostra su Instagram!

Ecco il link alla storia delle cinture di sicurezza!

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