Jaguar: la nuova XE è un manifesto di design, raccontato da Ian Callum

Vi ricordate la Jaguar degli anni Novanta e Duemila dell’epoca Ford? Quelle con i fari tondi, una linea molto classica e gli interni tutti radica e pelle pregiata, magari beige? Mia nonna aveva una X-type esattamente così, british green, e ammetto che quando mi veniva a prendere a scuola, piuttosto che al dopo sci, quello “sbatti i piedi prima di salire” per paura si sporcasse la moquette dei tappetini, ancora me lo ricordo e quella macchina non mi piaceva molto…troppo da “sciura milanese”.

Poi, è arrivato da Aston Martin il designer che ha di colpo ribaltato lo stile delle Jaguar, facendole passare dalle classiche berline inglesi, a delle opere d’arte, contribuendo a riportare quel piacere di guida, che negli anni si era un po’ perso.
Quel designer si chiama Ian Callum, e io stravedo per lui, perché si sa, il mio sogno dei sogni in garage, che un giorno mi regalerò, sarà una F-type Coupé Spectral Red.

Incontrai Ian Callum per la prima volta alla Millemiglia 2015. Trascorremmo insieme una settimana e mi stupirono la sua umanità e il suo “oh look” rivolto alle curve delle colline toscane, piuttosto che a qualche dettaglio architettonico a Piazza del Campo a Siena.
Alle fine di quella corsa ci svelò anche le foto definitive della Jaguar F-Pace, presentata da lì a pochi mesi: la prima vettura a montare cerchi da 22″. Era praticamente identica al prototipo C-X17. Secondo me era bellissima, ed è ancora tra i suv con la linea più bella in circolazione.

Da quel momento in poi per Jaguar è stata la svolta in termini di design e modelli e adesso il domandone è….“Come evolverà lo stile delle prossime Jaguar?” Un indizio ci viene dalla SUV I-Pace totalmente elettrica, che tra l’altro è stata eletta auto dell’anno a livello mondiale, auto green dell’anno e persino World Design Car of The Year.

Certo come dice Ian Callum, la I-Pace, e “le elettriche in generale lasciano molta libertà, perché lo spazio del vano motore è molto più compatto a livello di dimensioni, perciò si può giocare in modo nuovo con le proporzioni e questo apre un mondo”.
Nonostante il successo dell’I-Pace, che a questo punto sono curioso di provare visto che anche il Pace Setter Daniele Bossari, me ne ha parlato gran bene, le Jaguar del futuro prossimo, avranno ancora un motore termico. La Design Week milanese è stata l’occasione per Jaguar per presentare il suo manifesto di design, che io trovo bellissimo e ho deciso di raccontarvi.

Si intitola “The Future Legay” – L’eredità del futuro, e si compone di quattro paradigmi raccontati con un’installazione della rinnovata Jaguar XE, smontata e reinterpretata proprio da Ian Callum. Parla di uguaglianza, anarchia creativa, ironia e progresso che, pensandoci bene, è un po’ quello che mi guida nella mia avventura su questo blog.

Paradigm A – Back to The Future
La storia per Jaguar è importantissima, soprattutto in termini di design; basti pensare alle D-type o alla Jaguar più bella per me, la e-Type coupé. Per Ian Callum l’uso di tecnologie avanzate, abbinate a citazioni iconiche del passato “creano dei cortocircuiti estetici. Il design deve andare al di là del tempo”.

Paradigm B – Jaguar in Wonderland
Avete presente Alice nel Paese delle meraviglie nel quale, spesso, ciò che si vede non è ciò che sembra, e continua mutare forma? Per Ian Callum “l’auto-ironia è parte della mia storia. Le Jaguar devono essere oggetti familiari ma bizzarri, ironici ma misteriosi e noir allo stesso tempo. Giochi di proporzioni e tagli insoliti, aperti all’interpretazione”.

Paradigm C – NO-GENDER BEAUTY
Gender ed età non ci definiscono. E questo è il paradigma che più ha colpito sentendo parlare Ian Callum: “progettiamo per Gentildonne che sono Uomini Fantastici. Mi ispiro a Tilda Swinton e David Bowie. Inclusione, libertà e uguaglianza sono parte della cultura in cui crediamo in Jaguar. Questo definisce la nostra rinnovata eleganza.”

Paradigm D – Power to Creators
Questa è la parte più difficile da raccontare del design Jaguar. “Le nostre ispirazioni vengono dal Punk e dalle architetture radicali che hanno cambiato lo skyline di Londra negli ultimi anni” – “come designer mi sento spesso di essere un architetto” ha raccontato Ian Callum “e artista; mi piace scolpire”.

A margine di questa presentazione ho avuto occasione di fare una breve intervista a Ian Callum e, dopo aver ricordato la “nostra” Millemiglia sono venuto alle domande.
“Come definirebbe oggi il linguaggio Jaguar?” e lui ha risposto in italiano esclamando “Bellezza Unisex! Don’t you agree?”. E sapendo il mio debole per la F-Type Coupé devo ammettere che anche se le metto l’articolo femminile davanti, è pur sempre un giaguaro pronto a mordere con una linea sensuale da femme fatale.

La vera domanda con la quale speravo di metterlo in difficoltà invece è stata “Cosa trova in comune tra le Jaguar con le quali abbiamo corso, D-Type e XK120, e quelle di oggi?”
Risposta “Le maniglie a scomparsa! (vero, non c’erano)…sto scherzando…il design british è fatto di tensione tra ciò che è tradizione e anarchia creativa. Questo equilibrio è quello che credo renda le Jaguar uniche e immediatamente riconoscibili. Siamo makers del cambiamento ma sempre fedeli a noi stessi”.

Chiudo qua perché si sa che io mi innamoro ogni volta che vedo una F-type Coupé.
Sono di parte lo so.

Se il futuro di Jaguar è questo…direi….long live Jaguar! L’unica mia preoccupazione è stata la risposta alla domanda “Non mi dica che la prossima F-Type sarà elettrica…”. La sua risposta ridendo è stata “Who knows!…I would get the actual F-type Luca”.

“Però il jaguaro sulla mia F-Type sarà rosso, oro è troppo”, ho detto a Ian Callum.

Insomma devo darmi al risparmio, provarla e poi comprarne una in tempi brevi 🙂

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