Bergamo: Luca e Matteo, solo il rispetto vi può rendere giustizia

In molti mi avete scritto su Instagram taggandomi in alcuni articoli e Stories sulla morte dei due ragazzi a Bergamo, Luca e Matteo, investiti da un’auto guidata da un altro ragazzo lo scorso sabato notte.
Non ho condiviso nulla, così come non utilizzerò mai una loro foto.
“Perché non dici la tua?”; “Perché non fai un post?” ecc….
Quindi vi rispondo qui. Non posto, ma ogni tanto un occhio ai social lo butto. E, seguendo molti bergamaschi, leggo, ma non posto la mia.
E sapete perché? Perché non ho nulla da dire. Perché penso che davanti alla morte dovremmo stare tutti zitti. Non ho letto nessun articolo, per principio, perché questo è il momento in cui TUTTI cavalcano l’onda per avere più clic.
Ci si fionda nelle vite delle famiglie dei due ragazzi morti e del loro investitore facendone un’autopsia, citando persino frasi dei padri virgolettate, come se quei due uomini avessero voglia di fare dichiarazioni. Ci viene detto persino se hanno donato gli organi o meno e cosa avrebbe detto l’investitore durante l’interrogatorio.
Addirittura si posta citandolo su FB con nome e cognome, l’avvocato di quest’ultimo, chiedendo come si faccia a difendere un ragazzo colpevole di aver investito due ragazzi.
Sarò molto poco applaudito per questa affermazione: quell’avvocato fa il suo lavoro; così come sono certo lo faranno la polizia, i carabinieri, i medici legali e il PM incaricati delle indagini.
Può lasciare sgomenti il fatto che sia stato rimandato a casa dopo due giorni? Sì. Ma chi sono io per giudicare l’operato di un PM o un avvocato? Chi sono io per rendere pubblico il mio pensiero su ogni sacrosanta notizia e soprattutto su un triste fatto come questo?
Per fortuna nella vita faccio altro. Non posso che dispiacermene umanamente e sperare per loro che la giustizia sia molto più celere e veloce dell’esperienza che ho avuto io.
Ma non mi metterò a fare il carabiniere o il magistrato di turno sui social, quando non ne ho la competenza. Così come non mi metto a fare il prete. Perché, se mi può umanamente dispiacere, non sopporto il fatto che quando qualcuno esce illeso da un incidente, si gridi e ci si faccia pubblicità gridando al miracolo, mentre quando due ragazzi muoiono si parli di “tragedia”.
Mi ha persino contattato una Radio locale questa mattina per chiedere un mio intervento. Ho rifiutato. Non mi ritengo una voce autorevole per parlare di questo fatto e non voglio nemmeno pubblicità gratuita.
La lascio a giornali cartacei e web professionisti dell’acchiappa clic e dell’autopsia della vita distrutta delle persone…io non lo farò.

Quello che è stato questo doloroso fatto, lo dirà la giustizia. Non lo dirò io e vi invito a non farlo nemmeno voi. Quanto meno per rispetto delle famiglie coinvolte, da una parte, e dall’altra.

#RIP Luca e Matteo.

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