Il mondo sempre più noioso dei colori delle auto e come ci siamo arrivati

Tempo fa, visitando il museo del design alla Triennale di Milano, mi sono imbattuto in un’articolo estratto da “L’automobile” del settembre 1959. Si parlava di colori dell’auto e di come secondo una ricerca americana il rosso ed il giallo fossero – ça va sans dire – i colori più sicuri perché più visibili su una strada per sua natura a tinte neutre e spente.

Si parlava anche di come il grigio chiaro, l’avorio e successivamente il verde ed il celeste – tutti a tinte pastello – fossero i colori preferiti dagli italiani. Il parco vetture preso in considerazione era quello circolante all’epoca, naturalmente.

Negli anni ’50, quindi, le pochissime auto in circolazione erano le Fiat 500 e 600, in maggioranza “grigio pastello” (oggi diventato appannaggio delle auto dalla linea sportiveggiante e ribattezzato “Grigio Nardò” sulle Audi, o “Grigio Metropoli” sulla Fiat Tipo), avorio e verde, le Giulietta, in maggioranza Grigio scuro, sabbia ed azzurro, le Lancia Flaminia nei più eleganti grigio scuro, nero ed avorio.

Leggere questo articolo di mezzo secolo fa, dopo aver notato l’esplosione della moda delle automobili bianche, mi ha stuzzicato la voglia di fare una breve ricerca ed un conseguente ragionamento; Come si è evoluta la moda dei colori automotive e cosa l’ha influenzata?

Negli anni i colori in voga sono cambiati assieme alle mode del momento ma le tinte neutre sono quasi sempre rimaste quelle dominanti.

C’è una certa relazione tra le mode in fatto di colori automotive e la situazione economica globale. Parrebbe infatti che nei periodi di congiuntura economica le persone tendano di più a scegliere colori neutri a causa della, vera o presunta, maggiore rivendibilità o perché preoccupati dai costi di gestione. Negli Stati uniti (terra comunque sicuramente più audace del vecchio continente in fatto di tinte automobilistiche) ad esempio esisteva il mito diffuso che le auto rosse fossero più care da assicurare a causa dell’associazione mentale “rosso – auto sportiva – guida veloce – multe – premio più caro -“

Per cercare di capire, analizziamo come la moda sia cambiata negli anni 

Anni ’20

Le primissime automobili erano essenzialmente carrozze motorizzate ed erano dipinte ad olio, con colori anche brillanti che però esposte al sole ed agli eventi atmosferici, non duravano che poche settimane.

Il motivo per cui Henry Ford, nel ‘22, pronunciò la famosa frase “Any customer can have a car painted any color that he wants as long as it is black“ (il cliente potrà avere la sua Ford – T di qualsiasi colore, purché sia nera), in realtà è dovuto al fatto che proprio la casa dell’ovale studiò un metodo per far durare di più i colori sulle automobili. Si utilizzarono a tal scopo dei pigmenti a base bituminosa e questa è la ragione per cui le tinte più scure erano preferite dal produttore; duravano di più.

In realtà però, negli anni ’20 l’offerta cromatica era piuttosto interessante. Nei “roaring twenties” infatti nascono le vetture bicolore ed il tetto a contrasto spopola. Tinte esotiche e brillanti erano considerate un vezzo per ricchi e la Lincoln offriva persino disegni di farfalle ed uccelli tropicali sui suoi modelli di punta.

Vista la richiesta di colore da parte della clientela, General Motors sviluppò assieme al colosso della chimica Dupont, un materiale chiamato piroxilina, un composto alla nitrocellulosa che, permetteva di realizzare tinte idrorepellenti e durevoli nel tempo. L’innovazione fu importante soprattutto per la vernice blu che era particolarmente delicata e costringeva i proprietari di auto a possedere una costosissima autorimessa.

Al Salone di New York del 1923 il colore blu alla piroxilina, detto Duco, debuttò sulla lineup completa della Oakland Motor Car Company (gruppo GM), ribattezzate subito “le sei azzurre di Oakland”.

Anni ’30

Il 1929 porta con sé la prima grande crisi economica del novecento che a sua volta si porta via tutte le fantasie cromatiche dei ruggenti anni ’20.

In un’America spianata dalla grande depressione, tra le sparatorie con i mitra Thompson, il traffico di liquori e i “gangster gentiluomini” diventati poi cultura pop con John Dillinger, i colori diventano più spenti, più tristi. La fanno da padroni grigi e verdi sobri e spenti.

Nonostante la crisi però, negli anni ’30 nascono le vernici metallizzate, inizialmente ottenute dalle, pensate un po’, squame di pesce ed avvicinabili solo dalle fasce più alte della popolazione, un po’ come i colori oro utilizzati oggi dagli sceicchi.

Anni ’40

Arrivano le cromature! In America specialmente sono ovunque, auto sempre più sgargianti ma monocolore, modanature esagerate nonostante da quest’altra parte dell’oceano si stesse consumando l’incommensurabile dramma della seconda guerra mondiale.

Le auto di questi anni oltre ad essere rese celebri dal cinema americano, sono anche tutt’oggi molto popolari a Cuba, essendo poi rimaste essenzialmente le uniche auto non sovietiche sull’isola a séguito dell’embargo del 1962.

Anni ’50 e ’60

Siamo finalmente fuori dalla guerra ed anche l’Europa comincia a crescere economicamente. In Italia l’automobile prima riservata solo a pochissimi inizia a diffondersi nelle città e poi, durante il miracolo economico con la Fiat 500, anche nelle campagne.

I colori si schiariscono alla luce dell’ottimismo dilagante, si fanno prevalentemente pastello; grigio, avorio, azzurro o verde acqua. Chi non associa quei favolosi anni alle 500 color cielo lanciate verso le coste Italiane?

Anni ’70

Gli anni successivi ai moti del ’69 però cominciano male per le automobili. Il 6 ottobre del 1973 Egitto e Siria attaccano Israele ed i paesi membri dell’OPEC (Organizzazione dei produttori di petrolio) decidono di aumentare fortemente il prezzo del greggio così da penalizzare i paesi occidentali filo israeliani. L’industria mondiale dovette fare per la prima volta i conti con il risparmio energetico.

In italia scattò il divieto di circolare con le auto private nei giorni festivi, furono bandite le grandi insegne a neon ed il Telegiornale della Sera (Oggi TG1) venne anticipato alle 20 e lì è rimasto fino ad oggi.

I colori delle auto rispecchiano la nascente mentalità ecologista. Le tinte si fanno “naturali”, marroni e beige vanno per la maggiore, la positività degli anni ’60 si smorza in pigmenti più sobri.

Celebre sarà il color “Faggio” di Alfa Romeo che lo proponeva su un’elegantissima Alfetta ma anche la Fiat 131 che con l’ultimo restyling arrivato sul finire del decennio, viene proposta in colore beige.

Anni ’80

Gli anni di alcune auto più entusiasmanti di sempre, gli anni in cui il “Dogui” in “Vacanze di Natale” era indeciso tra “Alfetta Turbo” e  “BMW ad Iniezione”, nonostante con i Duran Duran e gli Spandau Ballet dilagassero tagli di capelli piuttosto audaci, sul fronte Automotive il grigio la faceva da padrone, seguito dal bianco e dal rosso.

La situazione era più o meno la stessa in tutta Europa fatta eccezione per la Germania, dove il rosso era il colore più desiderato ed acquistato; d’altronde in molti ancora oggi definiscono “da tedesco” le berline o le station colorate in modo particolarmente sgargiante.

Anni ’90

La moda si ribalta. Le automobili da squadrate e tese diventano stondate; in alcuni casi eccessivamente rotonde tanto che oggi alcune di queste sembrano uscite dai quadri di Dalí. Gli spigoli si smussano, nascono la Fiat Bravo e la mercedes Classe E con i fari circolari. Le tinte fredde prendono il sopravvento in tutta Europa. Per chi non ricorda le migliaia di Panda “verde ulivo”, le BMW Serie 7  blu scure ed il meraviglioso grigio nuvola di Alfa Romeo, popolarissimo sulla 156, basta vedere gli annunci delle auto ventennali in vendita per accorgersene.

Anni 2000

Nuova inversione di tendenza negli anni 2000, in cui tutti o quasi compravano l’auto color argento metallizzato, seguita dal nero e infine dal grigio più scuro.

Alla fine arriva… Apple!

Nella seconda metà degli anni 2000 però, succede una cosa che cambierà i gusti di tutto il mondo in pochissimo tempo.

La Apple propone i suoi prodotti di fascia alta in una nuova tonalità. Il bianco.

Facciamoci caso; prima alimentatori, radio, telefonini, computer e tuto ciò che era tecnologico era tendenzialmente nero, giudicato il colore più elegante e neutro, come un paio di oxford per una situazione formale.

Da quando i primi iPod e, successivamente, gli iPhone sono diventati il nuovo oggetto del desiderio di praticamente tutti, il bianco ha cominciato ed essere ricercato ed offerto a ruota da tutte le case produttrici di dispositivi informatici e non solo.

Sulle automobili il bianco è diventato di gran lunga il colore più apprezzato e richiesto con il 30 percento delle preferenze totali in tutta Europa e ben oltre, fuori dai confini continentali.

Fiat lancia nel 2007 la nuova ‘500 di Roberto Giolitto, derivata dal concept “Trepiùuno” che, guardacaso, era bianco… perlato.

Il bianco perlato diventa il nuovo colore di punta e viene proposto sulle vetture top di gamma. Sulla 500 si chiama bianco Gelato e costa 1000 euro. Nonostante questo, spopola.

Dal Medio Oriente, dove il sole picchia impietoso e dove a luglio si toccano tranquillamente i 50 gradi, arrivano le immagini di Dubai in pieno fermento e delle mercedes classe S o delle Rolls Royce degli Emiratini in color bianco perlato, colore perfetto per riflettere i raggi solari e mimetizzare almeno un po’ la polvere del deserto che si posa dappertutto.

Chi si sarebbe mai sognato un’ammiraglia bianca vent’anni fa?

Anni 2010

Nel 2007 una grave crisi finanziaria scatena a valanga lo scoppio della bolla immobiliare e il crack della Lehman Brothers il 15 settembre del 2008 e si porta via praticamente tutto, cambiando radicalmente il mondo del lavoro, divaricando la forbice della disparità economica ed azzerando l’ottimismo dei consumatori.

L’industria dell’auto subisce un rallentamento fortissimo che riprende solo verso il 2015.

Il bianco, già di moda da qualche anno, diventa parte dei piani di razionalizzazione dell’offerta che i costruttori (almeno la stragrande maggioranza che ha una politica Build-to-stock) fanno cercando di anticipare (ed influenzando) il gusto dei consumatori.

Una parte molto rilevante del potere d’acquisto mondiale oggi si è spostata in Asia e Medio Oriente dove il bianco è sempre stato il colore più gradito dai potenziali compratori di automobili.

Come al ristorante ordinare tutti la stessa cosa facilita di molto il lavoro dei cuochi, allo stesso modo uniformare il gusto a livello globale è estremamente conveniente per i costruttori; la cosa è particolarmente evidente nelle ultime produzioni anche di marchi premium come BMW che strizzano sempre più l’occhio alla clientela asiatica con design sovraccarichi, grandi griglie e cromature in abbondanza.

Casi particolari.

Suzuki, con la nuova Jimny nel bellissimo giallo fluo, Alfa Romeo e Mazda sono le prime cose che mi vengono in mente. 

Specialmente i giapponesi di Mazda hanno investito molto nel “rosso più bello del mondo”, come lo definiscono ad Hiroshima, tanto da legare il marchio indissolubilmente a questa tinta, più ancora di Alfa Romeo che se da un lato presenta(va) sempre le nuove vetture in “Rosso Competizione”, da un altro cede al Bianco offrendo persino l’immagine del team F1 Alfa Romeo Racing.

Naturalmente carrozzerie particolari, tinte particolari. Chi compra una cabrio tendenzialmente non sceglierà il grigio metallizzato perché difficilmente vorrà passare inosservato anche se, assieme alle tinte più sgargianti anche le carrozzerie più rare e sfiziose si stanno purtroppo estinguendo.

L’auto del futuro

Nell’Antichità il simbolo della purezza è sempre stato l’azzurro; nei dipinti i personaggi sacri venivano rappresentati vestiti del colore del cielo, nonostante il costo esorbitante della tinta blu che si otteneva triturando il lapislazzuli. Il bianco, come colore simbolo di nitore e purezza, è arrivato successivamente ma si è radicato fortemente nella cultura di massa.

Non è un caso che le auto elettriche o ibride siano state praticamente sin da subito associate ai colori bianco e azzurro e, a giudicare dalle tendenze in atto, probabilmente rimarranno molto a lungo in testa alle classifiche.

La tendenza contemporanea è quella di offrire tinte neutre ma ma volendo, bicolori, come negli anni ’20. Pioniera in tal senso è stata MINI che già dalla seconda metà degli anni 2000, ci ha sempre creduto, portando una grossa fetta di mercato in quella direzione. Oggi la 500, la Kona, ma anche l’austera T-Roc si propongono al consumatore in tinte bicolori, combinabili a piacimento a seconda di quanto ci si senta ottimisti nei confronti del futuro.

Noi di The House of Cars siamo abbastanza pluralisti; Io ho un’auto rossa, Luca grigio scuro ed Ermanno bianca. Di sicuro però ci piacciono le auto stampa che continuano ad essere proposte nelle tinte più accese come la Kona arancione la Sportage Rossa, la Hyundai i30 Ara Blue (vedi le prove cliccando sul nome).

A voi come piacciono le auto?

Di che colore è la vostra? La ricomprereste uguale o cambiereste colore?

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