TEST | L’Iron Man della Hyundai Kona: il “mille” sopra i “duemila”

Prendete la nuova Hyundai Kona; Mettetele sotto al cofano il motore più piccolo con cui è disponibile: 1.0 turbo benzina, tre cilindri, con 120 cavalli; Portatela a fare un tour di tre passi alpini sopra i due mila metri in un week estivo e otterrete: una prova da vera Iron Man!
Esattamente come la gara di Triathlon più dura al mondo che si svolge sull’isola di Kona, nelle Hawaii, da cui questa Hyundai prende il nome.

Ps: aggiungete anche il fatto che la Kona in prova era nell’allestimento più ricco Style, con cerchi da 18, vetri oscurati, vernice bicolore grigio scuro per tetto e passaruota e color Tangerine Red (un bellissimo arancio rosso).
Insomma una prova da Iron Man che non vuole passare inosservato! Ce l’avrà fatta?

Estetica
La Hyundai Kona, con cui la casa coreana, è entrata nel mondo dei B-Suv, sembra un “cartoon”. E a uno a cui piace l’esagerazione nelle linee, come il sottoscritto, non può che piacere.
Addio alle coreane di una volta, ad esempio il Galloper che aveva mio padre. Con la Kona, Hyundai, entra in una nuova era, senza avere paura di competere coi marchi più blasonati, anzi! E quindi ecco un musone in cui la fa da padrone la grande presa d’aria cromata esagonale, i fari su tre livelli, tutti a LED su questo allestimento, e le prese d’aria aggressive, preludio di un comportamento tra le curve che…..vi dico tra qualche passo alpino!

Anche la fiancata della Kona non scherza affatto in fatto di personalità, coi maxi passaruota in plastica, la linea del detto discendente, mentre quella de finestrini, risale, e un montante a contrasto con tre piccole protuberanze in rilievo a incorniciare il lunotto.
E ovviamente, come dico sempre, tanto fanno anche i cerchi, da 18”, e gomme da 245/45, con un bel design a specchio e bicolore.
Il posteriore della Hyundai Kona, invece, ha una linea riuscitissima. La fa apparire compatta e acquattata a terra con le luci su due livelli e il lunotto piccolo e avvolgente.


In breve? Non si passa inosservati nemmeno al parcheggio del centro commerciale, figuriamoci su non uno, non due, dovevano essere tre, ma poi sono diventati sei, passi alpini sopra i due mila metri!

Interni
Se fuori la Kona spacca, nel vero senso della parola, dentro i designer Hyundai hanno deciso di essere un po’ più conservatori. A parte il bordo delle bocchette d’areazione e le cuciture dei sedili in pelle totale (1000 euro extra, ma sono anche riscaldabili e ventilati) nel colore della carrozzeria, in questo caso arancione, l’ambiente è piuttosto classico e dominato dai colori scuri.

Gli interni della Hyundai Kona sono fatti di materiali che, anche se diversi, sono di buona qualità e assemblaggio; un po’ rigidi sulle porte forse, e molto plasticosi attorno alla spessa cornice dello schermo dell’infotainment, che è appoggiato alla sommità della plancia, come vuole la moda del momento. Va detto che in ogni caso gli scricchiolii stanno a zero – al contrario che sulla mia auto di tutti i giorni.
E qui c’è pure un impianto audio coi fiocchi firmato Krell.
Molto classico anche il quadro strumenti, con quattro indicatori a lancetta circolari, con una retroilluminazione blu, e il volante, con un diametro perfetto, ma un po’ affollato di tasti.

La seduta invece per i miei gusti è un po’ alta, ma sempre su un SUV siamo, e le regolazioni sono elettriche, mentre i sedili sono comodissimi, e anche dopo qualcosa come 11 ore di Iron Man tra un tornante e l’altro, non si è per nulla affaticati.
Volendo ci sono anche la ricarica a induzione per i telefoni compatibili e l’head-up display a colori a scomparsa: tutto di serie. Io vi consiglio proprio questo allestimento.
La Hyundai Kona Style costa 26.050 euro e vi dà una Kona con una dotazione molto ricca e completa, senza necessità di integrazioni se non la vernice bi-colore o gli interni in pelle (quella della prova ne costa 28.300 di listino).

Ho solo un appunto sulla dotazione e gli optional della Hyundai Kona. Alla voce sicurezza, la dotazione è completa, di tutti i sistemi più recenti, attivabili o disattivabili tramite i tasti a sinistra del volante. Manca però quello a cui oggi, non rinuncerei mai: il cruise control adattivo; non c’è nemmeno come optional.
Dietro si sta comodi in due invece e il bagaglio con una comodissima rete ferma oggetti è nella norma dati i 416 cm di lunghezza della Kona: 361 litri.

Let’s start the Kona Iron Man!
La Hyundai Kona con sotto al cofano il mille tre cilindri da 999 cm cubi di cilindrata è leggera: 1233 kg, occupanti esclusi. 200 kg in meno della sua omologa col 1.6 turbo benzina da 177 cavalli.
Certo i cavalli sono “solo” 120, e i newtonmetro di coppia non troppi sulla carta, 175. Ce la farà a fare su e giù da tre passi alpini sopra i duemila metri in un torrido week end d’estate?

Il 1.0 TGDi della Hyundai Kona a benzina è il motore entry level della gamma della piccola SUV, ma di entry level non ha proprio nulla! E’ sempre silenzioso,pronto anche da appena messo in moto a freddo, e pure le vibrazioni sono poche. Aggiungiamo una leva del cambio che fin da subito fa capire il suo potenziale: fluida, sia la leva che la corsa sono corte e le marce entrano con due dita.
Ci sono delle belle premesse!

Tra l’altro fin dai primi chilometri in città la mattina presto, il motore fa il suo dovere anche nelle ripartenze ai semafori. Solo lo sterzo, almeno alle basse andature, è sempre, a mio parere, troppo morbido.

Pronti, partenza (rigorosamente col tasto “Start” perché la Kona è pure keyless) e via! Da Bergamo mi dirigo verso la Valle Camonica, passando da Nembro, dalla val Rossa e dirigendomi verso Edolo, per poi svoltare e prendere la salita per il primo passo: il Gavia.
E’ sabato mattina, fa già caldo e infatti i sedili sono già accesi sul raffrescamento: mai più senza!

Si tratta del primo passo sopra i due mila metri per la Hyundai Kona: molto traffico, visto il primo tratto piuttosto stretto, frequenti scalate, eppure la signorina coreana è salita senza il minimo affaticamento e con consumi appena al di sotto dei 15 al litro! La discesa mette invece alla prova i freni – ottimi-, lo sterzo, bello preciso come ci si aspetterebbe da una berlina più che da un SUV, e la tenuta – stupefacente.

Giù dal Gavia e su da sua maestà lo Stelvio. con una considerazione “si ma il Gavia era il primo passo. L’ha affrontao bene. Già ora soffrirà”. E invece? Nulla!

Il piccolo tre cilindri della Hyundai Kona è un portento, per fluidità di marcia, ripresa ai bassi (solo in uscita di tornante, se non scalate, perde qualche secondo in ripresa) e tiro; sembra averne sempre anche e soprattutto appena entra il turbo a 1500 giri.
E anche lo Stelvio è stato digerito, senza il minimo accenno di stanchezza, nemmeno con l’aria più rarefatta sopra i 2600 metri, e anche i consumi restano sempre sotto controllo. Si sono un po’ alzati, a 14,1 km al litro

Il programma ora sarebbe stato quello di scendere dal versante italiano, e tornare verso Bergamo, facendo il passo San Marco…ma sapete cosa? E’ troppo bella da guidare. Troppo stupefacente, è stato troppo facile e poco Iron Man. E allora giù dal versante svizzero attraverso il Parco Naturale delle Alpi svizzere, altro passo sopra i due mila, molto easy,e abbastanza pianeggiate. Facciamola riposare un po’.

Dentro da Livigno e via verso il Forcola e poi il Bernina. E anche qui la Hyundai Kona stupisce ancora per la sua agilità e assenza totale di rollio. E’ sempre scattante. Non stanca e non si stanca, anzi…invoglia a guidare e continuare nonostante continuiamo a ripetere “ma è un tre cilindri come fa ad essere così fluido???”

E allora niente. Non ci accontentiamo nemmeno del Bernina. Andiamo a Sankt Moritz e facciamo il Maloya per tornare in Italia. Proprio nei tornantoni del Maloya, la Kona stupisce, ancora: zero rollio e un agilità da berlina sportiva.
In Valtellina il navigatore, che non è chiarissimo perché non ha i POI, punti di interesse, come ad esempio i passi alpini e parchi naturali, rende difficile spostarsi sulla mappa con le dita nonostante ci sia uno schermo touch da 8”. Sbagliamo e prendiamo per il lungo lago di Como.

Io però devo fare un ultimo passo per tornare a Bergamo! Durante un temporale. Nonostante siano nove ore e mezza che siamo alla guida, con qualche sosta ovviamente.
Dobbiamo fare il Passo San Marco. Il sesto e ultimo passo per fare un Iron Man come si deve!

La Hyundai Kona 1.0 T-GDi Style stravince l’Iron Man senza mezzo cedimento. Senza fatica. Con consumi contenuti, regalando un sorriso di stupore alla tua faccia.
Un’auto per cui mai nome è stato più azzeccato. Non tanto per la gara più dura, ma per la facilità con cui affronta gli ostacoli, la resistenza dei freni sempre al top, l’assenza di rollio, il piacere di guida e del viaggio.

E poi era pure bella. E si voltavano tutti. Dai ciclisti stremati ai possessori di Lotus Elise, con uno sguardo che diceva “Non ce la farete. Come fa ad essere quassù?”. E invece….ce la fa…ce la fa…

Il piccolo “mille” della Kona ha superato e vinto, una maratona di ben sei passi sopra i “duemila”.
Dopo 496 km, 7373 metri di dislivello totale (vedi l’itinerario) 11h e 16 minuti di guida, e consumo medio di 14,5 km al litro. Kona. Di nome e di fatto.

Non perdetevi qui l’itinerario dettagliato con i consigli! 

Galleria

Lascia un commento