Ode alla prima macchina che ho guidato: l’Audi A4 compie 25 anni

Ci sono delle macchine che tutti abbiamo nel cuore, non appassionati inclusi. Di solito è la prima auto che abbiamo guidato, ma io ci metto pure Jaguar con la quale ho un legame fin da bambino per via della Millemiglia (qui il link per chi ancora si fosse perso qualche pezzo della mia storia).
Io ho bellamente rimosso dalla memoria l’auto della scuola guida: una Fiat Grande Punto 1.3 multi-jet, onesta. Invece ricordo benissimo la mia prima auto, che era di mio padre e poi divenne mia per un paio di anni: l’Audi A4 Avant B5, la prima A4 di sempre, presentata nel maggio del 1994, esattamente 25 anni fa.
La mia Audi A4 era del 1999, e quando mio padre la diede a me aveva già 220.000 km, ma era come nuova.

La prima Audi A4 aveva una linea sobria, con fiancate molto lisce e pulite, e una coda molto arrotondata con i fanali verticali e i doppi tubi di scarico che guardavano verso il basso. Cosa significava? Che era una 1.9 TDI 131 cavalli, cambio manuale a sei marce e trazione integrale. Purtroppo non ho una sua foto perché ai tempi (2007) non c’erano ancora i telefoni con la fotocamera…anzi…c’erano e l’avevo, un Sony Ericsson al quale si attaccava sotto una specie di mini macchina fotografica! Era uno dei primi esemplari con il pacchetto S-Line, oggi diventato praticamente irrinunciabile su un’Audi, e nemmeno online riesco a trovare una foto uguale a quella che avevo io. La mia era grigio scuro, con fari allo xeno e tetto apribile.

Ricordo ancora quando mio padre scelse l’Audi A4 in concessionaria. Quella direttamente esposta, appena arrivata dalla fabbrica, con i cerchi a cinque razze, minigonne a contrasto nero e interni con finiture con una trama in simil carbonio: una progenitrice di quello che oggi va tanto di moda, e costa il doppio se non il triplo! Ai tempi, costò, 52 milioni di lire e ricordo come per mio padre fosse un investimento non indifferente e un balzo tecnologico notevole con quattro airbag, esp, fari allo xeno, tetto apribile elettrico, clima automatico ecc…

Con gli anni, le vacanze, i lunghi viaggi e il week-end la nostra A4 Avant si era presa il soprannome di “trattore”.
L’Audi A4 TDI è stata una macinatrice di chilometri, senza mai un problema al motore oltre ai classici tagliandi, con consumi sempre contenuti e una gran trazione sulla neve. Certo l’asseto era piuttosto votato al comfort, e lo sterzo, a quattro razze e di grandi dimensioni, non era esattamente sportivo, ma in fondo era una famigliare.
E come tale è stata usata per ben 220.000 km. Salvo poi passare a me.

Dopo 220.000 chiloemetri non c’erano uno scricchiolio, un ruomorino fuori posto, nulla di nulla (altro che la mia Mercedes di adesso). I sedili in pelle erano ancora come nuovi, e riscaldabili, con l’impostazione su ben sei regolazioni diverse: da tipeido, a boule dell’acqua calda, a grill praticamente.

Ricordo ancora la mia prima guida comica il giorno dopo aver preso la patente. Mio padre, che non mi fece mai fare una guida prima della patente, cedette nel farmi guidare la sua amata Audi. Già da appena seduto, era tutto un altro pianeta rispetto alla Grande Punto della scuola guida. Regolai sedili, specchietti, misi in moto, con mio padre già attaccato con la mano alla maniglia al soffitto, ancora prima di mettere la marcia (cosa che fa ancora oggi). Feci i primi 30 metri del vialetto di casa arrivando al cancello per immettermi sulla via e……mio padre iniziò a strillare che mi ero sporto troppo con il muso e mi avrebbero “portato via il muso” gli altri conducenti sulla strada. Iniziammo a litigare.
Misi la retro e tornai a casa. Fine della prima guida! E poi sono finito a fare il car blogger ahahah (ma come sempre ringrazio mio nonno che mi metteva sulle sue ginocchia e mi portava a guidare nei parcheggi vuoti, piuttosto che alla Millemiglia (ed ero grande come un Cicciobello per intenderci – il bambolotto di mia sorella al quale mi divertivo a cavare gli occhi 🙂 – momento Amarcord, mi sto sentendo anzianissimo!)

L’impostazione della seduta e della plancia, invece, erano sportive. Sedili regolabili in altezza, guida bella distesa come piace a me e soprattutto una plancia molto lineare e avvolgente con tre bocchette al centro, e sotto ad esse un gradino con una finitura similcarbonio che come vi dicevo sopra faceva tutto il giro fino alle porte posteriori! Dei tasti enormi con le funzioni principali per fendinebbia, sedili riscaldabili, esp, hazard, e al di sotto la radio, piuttosto elementare. In basso, un po’ troppo, uno dei primi climatizzatori automatici, che era una bomba ed era montato uguale identico anche sulla Porsche 911.

L’Audi A4 aveva sedili comodissimi in pelle totale, con i poggiatesta che parevano essere dei cuscini cilindrici, un cambio manuale dalla leva corta e con i rapporti che entravano con due dita e persino il bracciolo con il telefono all’interno.
Il cruscotto invece aveva uno dei primi computer di bordo di grandi dimensioni, diviso per sezioni, tra i due quadrati circolari con all’interno persino l’orologio e sopra temperatura dell’acqua e indicatore del carburante.

Insomma a me l’Audi A4 piaceva da matti. Perché il motore aveva sempre una gran coppia, anche dopo 300.000 km, e consumi contenuti.
Tutto oro? No, devo riconoscere che quella macchina aveva un difetto: i braccini delle sospensioni anteriori erano molto fragili e ogni poco ce ne era qualcuno da cambiare (erano sei per parte se ricordo bene) e una volta si staccò persino la ruota, mentre il computer di bordo non è stato esente da problemi, tanto che lo dovetti cambiare perché il contachilometri si era messo a correre alla velocità di un timer di una bomba che sta per esplodere (tipo che superai il milione di chilometri in in un mese).

Dopo 7 anni e 313.000 km la cambiai, nonostante il motore andasse ancora da dio. Mio padre mi cedette la nuova A4 B6 Avant, questa volta col il 2.5 TDI 180 cv Tiptronic quattro.
Un altro trattore, rifinito come si deve, e con i problemi risolti della versione precedente.
La cambiai per un capriccio, perché volevo un’auto più giovane, piccola e sportiva durante l’università.
Negli anni ho provato altre Audi, dall’R8, alla nuova A4 Allroad col 3.0 TDI, alla nuova Q3, con una nomenclatura che non sopporto: “35 TDI” (cliccate sul nome per leggere le prove).

Per me l’A4 anche oggi resta la migliore Audi e infatti anche nel 2018 è stata l’Audi più venduta al mondo con 345.000 esemplari e 7,5 milioni costruiti in 25 anni.
La comprerei oggi? Sono sincero. La qualità è altissima, ma il prezzo per averne una configurata come piace a me, e come fu la mia prima A4, è davvero troppo alto.

Detto ciò l’A4 resterà nei miei ricordi come una gran macchina!

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