TestDrive Porsche 718 Boxster S: nuovo capitolo di una leggenda

Dopo averla svelata durante la presentazione di qualche settimana fa al Centro Porsche Bergamo del Gruppo Bonaldi, è arrivato il momento di portare la nuova 718 Boxster su strada per scoprire come, e sopratutto se, il nuovo motore quattro cilindri turbo, è all’altezza di quello che è l’obiettivo dichiarato di questa rinnovata vettura: cancellare la routine dalla quotidianità.

Nel nome della nuova Porsche Boxster è stata aggiunta una parte numerica: 718, che riporta alla memoria una sua antenata, anzi due. La 550 Spyder che abbiamo visto sfrecciare durante la Millemiglia appena conclusasi, e la 718 RSK Spyder, lanciata nel 1957, una rielaborazione della prima.

L’obiettivo di queste due auto divenute leggenda era solo uno: vincere, in pista e su strada, grazie alla loro leggerezza e performance in curva mai viste prima e a un motore piccolo e leggero, un motore boxer a 4 cilindri.
Fino alla metà degli anni’60 fu così. Vinsero infatti oltre 1000 gare, sconfiggendo concorrenti molto più prestazionali ma meno maneggevoli, in corse come la Targa Florio, la 12 Ore di Sebring o Le Mans.
Questa nuova Porsche 718 Boxster vuole essere il nuovo capitolo di una leggenda, con la quale non solo ha in comune i due posti e una linea affascinante, ma anche un motore boxer a 4 cilindri, mandando in soffitta un’altra leggenda, il mitico motore boxer Porsche a 6 cilindri. 
La sua antenata puntava quindi a leggerezza, maneggevolezza ed esperienza nelle gare di durata in montagna, elementi che hanno portato le nuove tre cifre nel nome della Boxster.

Proprio perché nasce per regalare piacere sportivo alla guida, su tutte le strade e soprattutto quelle di montagna cavalcate dalla progenitrice, ho deciso di mettere alla prova la Porsche 718 Boxter S del Centro Porsche Bergamo, su un passo alpino, a metà tra le province di Bergamo e Sondrio.

Nuova Porsche 718 Boxster è disponibile in due step di potenza: la “base” ha un nuovo motore 2 litri turbo boxer che sviluppa 300 cavalli, mentre la S, oggetto della prova, ha un 2.5 litri, sempre quattro cilindri, ma con turbina a geometria variabile VGT con ben 350 cavalli.
Oggetto della prova è proprio la 718 Boxster S, con cambio automatico PDK doppia frizione, che è un optional.

L’estetica ve l’avevo già presentata nel post che trovate qui, ma nel suo ambiente naturale, la strada, devo ammettere che convince ancora di più e attira sguardi, molti.
Stando seduti dietro al volante poi si notano ancora di più i passaruota inconfondibilmente Porsche, bombati fino ad inglobare i nuovi fanali che a richiesta possono essere Full Led, ma già quelli di serie fanno una bella figura.
C’è poi il posteriore, la mia parte preferita dell’auto. Con quella fascia che imita un piccolo spoiler tra i due fanali con la scritta cromata Porsche nel mezzo, e i due scarichi centrali.
Si nota, si fa notare, il Lava Orange è il suo colore. Compratela così!

All’interno i cambiamenti sono meno incisivi che all’esterno. Si nota un nuovo sistema multimediale da 7″, denominato Porsche Communication Management, compatibile con Porsche Car Connect e Apple CarPlay, ma il modulo di navigazione è un optional. Funziona bene, come tutti quelli del gruppo tedesco, mentre lo schermo a capote abbassata soffre qualche riflesso, ma il touch è capacitivo, cosa non così scontata, soprattutto su auto della concorrenza.
Il resto degli interni fa respirare la tipica atmosfera delle ultime Porsche: tre quadranti circolari, contagiri al centro e uno digitale a colori da 4.3 pollici, sedili in pelle con poggiatesta integrato e molti tasti sul tunnel centrale per gestire l’infinità di optional con cui è possibile configurare la 718 Boxster.
C’è anche tanta sicurezza con l’assistente per i cambi di corsia, il radar per il controllo della velocità, e la telecamera di retromarcia e optional per l’infotainment come l’impianto audio Bose o Burmester. Sono tutti optional, che io sceglierei, così come il pacchetto Sport Sound, che migliora il sound della vettura con scarichi più sportivi, disponibile indicativamente da luglio.

E’ tempo di mettere in moto con la chiave bellissima a forma di Porsche, rigorosamente a sinistra del volante come da tradizione. Prima però l’attenzione viene attirata da un nuovo dettaglio del volante. Un satellite, simile a quello visto sull’Audi R8, nella razza destra. Circolare con quattro lettere e un tasto al centro. Permette di selezionare quattro modalità di guida: Normal, Sport, Sport+ e Individual, mentre il tasto centrale è una sorta di “magic button” (optional). Si chiama Sport Response e predispone, quando premuto, motore e cambio per erogare la massima potenza possibile per circa 20 secondi, con un conto alla rovescia nel quadrante a colori dietro al volante.

L’uscita dal traffico della città di Bergamo permette di verificare come la Porsche, in modalità Normal sia confortevole a basse andature, con il nuovo motore che resta inaspettatamente silenzioso e un cambio, come sempre nei doppia frizione Porsche, fluidissimo. Anche buche e tombini vengono digeriti agevolmente dalle sospensioni, nonostante la gommatura ribassata da 20 pollici.
Fin qui però, estetica a parte, la routine della quotidianità non viene rotta e mi sorge un dubbio.

In molti si sono dimostrati scettici sul nuovo motore. Vittima del downsizing, il 6 cilindri, è stato abbandonato, in favore di una cubatura più piccola con sovralimentazione e due cilindri in meno.
I motori turbo a me piacciono, non ne sono un detrattore, e non ho mai pensato fosse un sacrilegio montarlo su una Porsche, a patto che sound e piacere di guida crescessero in modo inversamente proporzionale alla riduzione di consumi ed emissioni.

Quando la strada si libera salendo verso la Valle Brembana decido di girare la corona sul satellite in modalità Sport, l’intermedia rispetto alla Sport+. Si avverte subito un cambio di sound, più profondo, più invadente e mi spunta un sorriso. Ecco quello che mi aspettavo. Accelerazione più pronta, sound coinvolgente, cambiate più in alto. Ora ci siamo.
Lava Orange e modalità Sport. La routine è scomparsa e con l’arrivo sui primi tornanti che dal comune di Mezzoldo portano verso il Passo San Marco diventa un lontano ricordo.
L’auto è stabile, precisa, anche quando si forza il piede in uscita di curva. Infila tornanti e curve in tutta scioltezza. La coppia di 420nm di cui è accreditato il 2.5 litri boxer si sente tutta, fino in alto e l’assetto è semplicemente perfetto e in rilascio si sente pure qualche scoppiettio.
Il tasto Sport Response poi, che va premuto con parsimonia e non di continuo come invoglierebbe, fa capire che il 718 davanti a Boxster ha un senso. E’ il nuovo capitolo di una leggenda, che divora curve come sportive ben più costose, che sembra leggerissima, incollata alla strada, come la sua celebre antenata. 

Il dislivello di oltre 600 metri dal fondovalle alla cima del passo vola letteralmente via, tanto che passerei la giornata a fare su e giù, tra qualche sparuto ciclista tedesco che fatica pedalando e si volta appena sente il rombo della Porsche in arrivo, e qualche pastore, che in lontananza vede un punto arancione acceso che corre tra le curve e semi curve. E’ il suo habitat naturale.

Il sound non sarà quello dell’iconico del sei cilindri Porsche, ma a me piace comunque. Meno consumi e cilindrata inferiore, la rendono quanto meno mantenibile anche per un ragazzo giovane.
La base ha un due litri di cilindrata, come una vettura media diesel praticamente. Ovviamente il prezzo è di tre volte superiore, ma addio routine quotidiana, con una linea inconfondibile, un colore bellissimo, e un posteriore che fa innamorare. 

718 Boxster S, le tre cifre prima del nome se le è meritate tutte.

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